Ieri pomeriggio, durante un colloquio, la mamma di Matteo ci ha chiesto perché lasciavamo liberi i bambini di scegliere all’ingresso in classe il posto che volevano.
Stamattina alla radio ho sentito che in Inghilterra i bambini sono “obbligati” a non stare sempre con lo stesso compagno, perché è bene che non si creino relazioni fisse troppo forti che impediscano relazioni più ampie e variegate.
I giornalisti, a loro volta, hanno interpellato una psicologa italiana di fama che non mi è parsa, anche perché non lo ha espresso chiaramente, molto d’accordo con le scelte britanniche, perché, sosteneva la psicologa, è importante che i bambini durante l’infanzia abbiamo dei riferimenti fissi tra i compagni.
Mi sono detto che la nostra posizione di insegnanti della I D di far scegliere il posto nei banchi di giorno in giorno, a condizione che in ogni coppia ci sia un maschio e una femmina, precede la scelta degli educatori inglesi e va al di là di scelte eccessivamente protezioniste, se non mammiste, della psicologa.
Noi partiamo dal presupposto che la classe debba diventare una comunità educativa e di apprendimento, quindi i migliori risultati, avallati anche da ricerche internazionali, si ottengono formando gruppi eterogenei e non eccessivamente stabili. Se i bambini scelgono ogni giorno i loro compagni di banco, possono più facilmente scoprire e abituarsi a relazioni plurime che porteranno nella costruzione della loro personalità a idee diversificate sull’umanità che li circonda. Soprattutto evitiamo di tenerli eccessivamente protetti e alieni da esperienze, forse a volte frustanti, ma certamente costruttive.
Carmelo